Un diario di Massimo Barile

UN DIARIO

( dedicato a Stefano )

di Massimo Barile

 

Salve, sono un diario, un quaderno di cartone rilegato, un insieme di carta e d’inchiostro, niente più. Ma ora ascoltate, sentite la storia che ho da raccontarvi, perché io ebbi una padrona, una padrona soltanto: una ragazza.

Una ragazza normale come ce n’erano tante nel ‘900. Eppure lei mi sembrò subito diversa, non per il suo sorriso sognante, né per il suo aspetto esteriore, ma per la consapevolezza di sé direi quasi stupefacente: io insieme a lei mi imbarcai in un’avventura, non di quelle mirabolanti che raccontano i miei più blasonati colleghi, ma un’avventura triste e buia.

Ella mi confidava ogni giorno tutto: le sue ansie, le sue paure, le sue gioie. Io ero giovane, non capivo la ragazzina con tanti “ problemi “: Il rapporto di odio-amore con la madre che non riusciva a stimare, il padre che le appariva l’unica persona in grado di capirla, e poi … tutti quei “ signori “ maliziosi che non facevano altro che criticarla. E lei, eroina come un cavaliere con una spada fatta di parole taglienti, li affrontava con coraggio. Mi raccontava molte storie fiabesche o guerriere, ma quelle che preferivo provenivano da un luogo a me sconosciuto chiamato “anima”, sempre nuove.

Storie stupende, parlavano di lei in modo delicato; erano storie surreali. Mi diceva che da quando ero diventato il suo confidente era cambiata, era una ragazza diversa. Prima aveva istinti materialistici, attorniata com’era da amici e spasimanti; ma ora aveva imparato cosa voleva dire riflettere, e tutto grazie a me. Io, un ammasso di carta, nel mio piccolo avevo reso una persona migliore, più attenta a dove stava andando; a volte correndo, a volte trascinandosi, fra il bene ed il male, lei doveva andare … doveva cambiare.

Di solito noi diari, una volta regalati a Natale o ad un compleanno, finiamo su di uno scaffale impolverato dimenticati dai nostri nuovi padroni. Ma lei era speciale, mi voleva bene quasi come ad una persona in carne ed ossa; mi stupiva anche la forza con cui si alzava la mattina e riusciva a dare un senso alle sue giornate passate ai margini del mondo.

Fin da quando ero stato rilegato e posto nella vetrina del libraio, guardavo in faccia i clienti e mi chiedevo con chi avessi condiviso gioie e dolori, oppure il temuto scaffale polveroso. Poi … eccola arrivare. Fu la mia scoperta, la mia liberazione; ridevo con lei, piangevo con lei come quando mi raccontava che da qualche parte c’erano luoghi orrendi chiamati “lager” dove le persone soffrivano senza alcun motivo, morivano addirittura senza essere colpevoli. Questo mi diceva, ed io le sarò sempre grato per avermi fatto sentire un diario felice, quasi un romanzo, perché i diari non sono forse un po’ questo ? Romanzi che servono a ricordarci chi siamo stati da ragazzi ? Lei un giorno sparì; la portarono via e non la rividi mai più; rimasi dimenticato: ormai pensavo di aver fatto la fine di tanti altri diari: Ma poi ecco che un giorno qualcuno mi trovò e mi tradusse in tutte le lingue del mondo; finii per confidare al mondo i suoi pensieri; so di averla tradita, ma ormai tutti mi conoscono, sono più di un diario ora: sono il Diario di Anne Frank.

 

Maggio 2008